
Bent Parodi di Belsito, nasce a Copenaghen il 7
marzo 1943.
Trascorre la giovinezza nella vecchia dimora paterna alla
Kalsa, in via Alloro, e le sue frequentazioni giovanili,
tutte o quasi inserite nel contesto gattopardesco di cui
egli fa parte, vedono emergere figure che condizioneranno
fin da fanciullo le sue passioni e, di conseguenza, la sua
vita.
Figure determinanti, come quella della nonna, Elisabetta
Valguarnera Niscemi, che fu la prima a trasmettergli l’amore
verso la cultura egizia, o quella di Giuseppe Tomasi di
Lampedusa, che nel 1957 a 14 anni, lo esorterà a non mollare
raccomandandogli impegno e tenacia negli studi (“continua
così, professore, e non mollare mai. Se è scritto un giorno
potresti diventare qualcuno”) e della moglie di questi,
Alexandra Wolff-Stomersee, pioniera della psicanalisi, che
si rivelò uno stimolo non indifferente verso la ricerca del
pensiero, sempre pronta ad invitarlo alle riunioni del suo
circolo culturale a casa Tomasi.
Ma tra tutte le figure che lo circondano ne emergono
soprattutto due: quella dello zio, il Principe Raniero
Alliata di Pietratagliata, al quale lo legò, fin dall’età di
sette anni, una lunga e avventurosa amicizia (e che lo
spinse ad approfondire lo studio dei classici, della
filosofia e degli insetti, tanto da diventare un
riconosciuto e sapiente entomologo; è sua tra l’altro la
scoperta sulle Madonie della Rosalia Alpina e della
Parnasius Apollo), e quella dei Baroni Piccolo, figli della
baronessa Teresa (Mastrogiovanni Tasca Filangeri di Cutò).
In una età generalmente dedicata ai giochi, Bent,
affascinato dalla profonda conoscenza dei miti e delle
leggende dell’antica Grecia, trascorreva le sue ore sui
libri, quando non alternava le visite a casa di Raniero,
alle visite ai Piccolo, ai quali era altrettanto legato,
cercando una risposta ai suoi primi interrogativi (di natura
conoscitiva dei piani dell’essere), e bilanciando, nella sua
formazione, il forte occidentalismo del primo con la visione
eterica e poetica dei secondi.
Nasce così, nel tempo, un amore per una cultura non solo da
ritenere ma da agire, con la solarità trasmessagli dalla
nonna Elisabetta che lo contraddistingue sempre; una cultura
e una solarità da ridistribuire a coloro che lo circondano,
insieme ad una concezione di vita che riunisce
indissolubilmente in sé il mito e il quotidiano, senza che
tra questi due fattori ci possa essere una pur minima
incompatibilità, e con una fiducia che ne impronta ogni
gesto e ogni decisione.
Da sempre innamorato della Sicilia e della sua rusticità,
Bent affermerà in più di una occasione di considerare di
pari importanza, per la sua formazione, la cultura contadina
quanto quella aristocratica. Innamorato di Capo d’Orlando,
come della tenuta della Babbaluciara di Santa Margherita
Belice, non esiterà ad evocarne le origini intrise del mito
ad ogni occasione ed in ogni pubblicazione che solo glielo
consenta; Capo d’Orlando così torna ad essere Agatirno,
città fondata da Agatirso, figlio di Eolo, re dei venti, il
cui nome significa “super-iniziato”, e i Monti Nebrodi, da
nebrodes, cerbiatto, animale caro a Dioniso e ai suoi riti.
Eccoli nelle sue note: ( “… a monte, fra le creste collinari
dei Nebrodi, lo sguardo si acquieta perdendosi all’orizzonte
tra l’azzurro intenso del mare e le isole Eolie, d’una
bellezza quasi irreale”).
Bent accoppia ad un ottimismo senza limiti, che lo ha
aiutato in più di un ‘occasione a superare i momenti
difficili (facendone un precursore del “pensiero positivo”
della new age), un spirito critico in costante attività che
gli fa passare e ripassare al setaccio qualsiasi pensiero
possa avere il sapore della rivelazione tanto ricercata,;
così, mentre gusta senza remore la poesia delle parole di
Lucio (“guarda l’acqua inesplicabile, a un suo tocco
l’universo è labile”), le risposte di Casimiro (“sono gli
spiriti elementari dei luoghi che parlano alla luce e a chi
sa ascoltarne la voce…” ) o i consigli del buon Fortunio,
suo padre, (“Sì, è dal mare che è venuta la vita profonda …”
… “sai, le radici spesso si occultano. Il più grande peccato
è dimenticare e l’uomo dimentica …”) non manca di
sottolineare, pur senza cattiveria alcuna, le debolezze dei
suoi pur amati maestri (come gli occhi storti di Raniero
innamorato o la scimmia scimmia adorata di Lucio, …).
Bent manifesta sempre un equilibrio innato, che sembra
generato dalla presenza controllata degli estremi, e
testimoniato dal saper passare, senza traumi e senza scosse,
dalla visione bucolica della natura, come quando, nel Natale
del 54, sul monte San Salvatore si sente “sente “immerso nel
“tutto” scandito da un “ritmico pulsare” alla declamazione a
braccio di un classico delle Enneadi di Plotino.
I suoi ricordi sono la memoria storica dei gattopardi
siciliani; studioso e scrittore, tra la carriera
universitaria e la professione giornalistica sceglie la
seconda; una scelta che lo porterà a dirigere con grande
professionalità la pagina della “Cultura e Spettacoli”del
GdS, e a presiedere l’ Ordine dei Giornalisti di Sicilia per
due legislature, e, oggi, a ricoprire la carica di
consigliere nazionale dell’Ordine a Roma.
Laureato in Filosofia, specializzandosi nella storia del
Mito e delle Religioni, ha ottenuto nel 1980 il premio
Nietzsche.
Presidente della Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella,
voluta da Casimiro prima di morire, ha fatto suo,
riversandovi tutto l’amore e l’impegno di cui è capace,
l’obiettivo di salvaguardarne il ruolo di faro dell’arte e
della civiltà e di promotore e divulgatore della cultura e
dell’arte.
Instancabile e attivissimo, ospitale e gioviale come sempre,
Bent lo si può incontrare in una delle tante città d’arte a
dissertare della Tradizione solare, come a Villa Piccolo,
seduto sotto il pino centenario (pare risalga ai tempi di
Napoleone) che ospitò i lunghi dialoghi di arte, pensiero,
cultura e arcano, tra il poeta Lucio e Tomasi di Lampedusa,
a ricevere gli ospiti che amano frequentare un luogo che
egli ama definire una “officina a cielo aperto” e che non ha
mai smesso di essere una realtà dove presente e passato si
scambiano i ruoli; un luogo dal quale, al tramonto, è ancora
possibile ammirare il raggio verde e scambiare amabilmente
due chiacchiere con l’ultimo dei gattopardi, così come è
nella tradizione: nobile, aristocratico e liberale. (elm)
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