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Giuseppe Tomasi Di Lampedusa

Figlio di Beatrice Tasca Filangeri di Cutò e di Giulio, duca di Palma, diplomato al Liceo classico non completerà gli studi in giurisprudenza cui si era accinto per volontà paterna; subisce, partecipa alla prima guerra mondiale, pagando di persona con un anno di prigionia. Dopo la guerra si dedicherà ai viaggi sia in Italia che in Europa, e soprattutto a Londra dove conosce la sua futura moglie, Alessandra Wolff, con la quale trascorrerà lunghi periodi in Lettonia, a Stomersee, della quale la Wolff era originaria. Partecipa alla seconda guerra mondiale durante la quale il suo palazzo viene distrutto dalle bombe costringendolo a trovare riparo a Capo d'Orlando presso i cugini Piccolo. In età avanzata, non essendo riuscito ad avere figli, adotterà Gioacchino, che egli eleggerà come erede anche spirituale.
Quanto alla corrispondenza, vera ancella della biografia dei personaggi di talento, esistono, di Giuseppe Tomasi, nell'archivio, varie cartoline da lui inviate durante tutti i suoi viaggi, e alcune lettere. La prima scritta da Palermo durante la guerra, quando egli era stato costretto a ritirarsi in piazza Castelnuovo, abbandonando il palazzo di famiglia, malridotto per i continui bombardamenti. In questa lettera egli comunica alla zia Teresa la scomparsa dello zio Alessandro avvenuta il 17 novembre 1943. la lettera è datata soltanto "3 dicembre", ma l'anno è deducibile appunto dal riferimento alla morte dello zio. Un'altra, proveniente da York, in Inghilterra, risale al 1927, e fu scritta in occasione di una sua permanenza presso lo zio Pietro Tomasi della Torretta, fratello del padre, ambasciatore a Londra in quel periodo, che aveva intrapreso una brillante carriera diplomatica. Poco prima della morte, avvenuta a Roma il 23 luglio 1957, per un carcinoma polmonare, egli indirizza una lettera a Casimiro Piccolo datata 27 giugno 1957, un mese prima del decesso. Con i cugini aveva un legame affettivo profondo, specialmente con Lucio Piccolo, con il quale aveva sempre condiviso gli interessi letterari. La decisione di scrivere un romanzo fu certamente determinata dalla fama del cugino Lucio che, in breve tempo, lanciato da Eugenio Montale, aveva ottenuto una ragguardevole notorietà. La lettera proviene dalla clinica romana Villa Angela, ed è scritta con una grafia incerta, forse per le sofferenze fisiche. Egli vi descrive le sue pene per le cure che deve subire. Gli venivano praticate infatti delle applicazioni al cobalto, che avevano apportato un giovamento momentaneo. Morirà a Roma, a casa della cognata Olga Wolff, da tutti chiamata Lolette, sorella della moglie Alessandra, Licy, come affettuosamente era soprannominata (figlie entrambe di Alice Barbi, famosa mezzosoprano, cara a Brahms, e del barone baltico Boris Wolff. Rimasta vedova di quest'ultimo aveva sposato Pietro Tomasi della Torretta.)

a cura di A.M.Corradini
 

 

   


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