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Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella
Lucio Piccolo
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data pubblicazione: 21/01/2014
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Lucio fotografato da Tano Cuva

Lucio Piccolo, ultimo di tre figli del barone Giuseppe Piccolo di Calanovella e di Teresa Mastrogiovanni Tasca (imparentati col bel mondo della ricca nobiltà siciliana come i Filangeri di Cutò, i Notarbartolo, i Lanza di Trabia ecc.), nasce il 27 ottobre del 1901, a Palermo. Città dove, nell’800, i Piccolo, per decisione del nonno barone Casimiro, si erano trasferiti dopo essere stati radicati, sin dal XV sec., nel territorio di Naso, Capo d’Orlando e Ficarra, ove possedevano vaste proprietà e palazzi.   

Il poeta Lucio, fino a 31 anni, vive nella sontuosa villa di famiglia in Via Libertà a Palermo, dove oggi v’è un condominio non appartenente ai Piccolo. Due eventi inaspettati, morte del padre nel 1928 a Sanremo e grave crisi economica del 1929, scombussolano economicamente la famiglia e costringono la vedova baronessa Teresa, donna energica e autoritaria, a vendere la villa di Palermo e trasferirsi, nel 1932-33, a Capo d’Orlando, in una villa di campagna (l’attuale casa-museo di Villa Piccolo). I tre figli, mai sposati, hanno, in quel periodo, Agata Giovanna 40 anni, Casimiro 38 anni e Lucio 31anni.   

Sin da giovane, il poeta dimostra curiosità onnivora e straordinarie capacità di apprendimento. Frequenta il liceo classico dove sbalordisce i professori per la sua preparazione nelle materie umanistiche: greco, latino, italiano, filosofia ecc. A casa lo si vede spesso nella biblioteca di famiglia, chino sui libri. La madre, preoccupata che possa diventare gobbo come Leopardi, lo esorta ad andare a giocare in giardino. Completato il liceo non va all’università, né si pone il problema di svolgere un’attività lavorativa e ciò vale anche per il fratello Casimiro e la sorella Agata Giovanna: preferiscono continuare ad approfondire i propri studi dalla Villa di famiglia. Lucio si dedica alla musica, alla poesia e alla filosofia. 

Instaura, sin da giovanissimo, con Giuseppe Tomasi di Lampedusa, cugino primo di parte materna e futuro scrittore de Il Gattopardo, un sodalizio culturale che durerà tutta la vita. Tra i due v’è una sorta di gara, all’insegna del buon umore, a chi è il più abile scopritore di talenti (poeti e scrittori) poco noti a Palermo. Questo gioco li porta a spaziare su tutta la letteratura europea: inglese, francese, tedesca, spagnola. Piccolo si spinge anche sulla letteratura Araba e Tomasi su quella Russa. Acquisiscono così, entrambi, una cultura vertiginosa. Nel 1953, muore la madre. Le redini della casa e dei feudi passano in mano alla sorella Agata Giovanna. 

Nel 1954, Lucio Piccolo, 53enne, pubblica a proprie spese le prime poesie, intitolate 9 liriche. Le invia ad Eugenio Montale, il quale, leggendole, rimane così colpito dalla perfezione stilistica-musicale dei versi, da decidere di presentare Piccolo nel prestigioso convegno letterario di San Pellegrino Terme (Luglio 1954). Al convegno Lucio Piccolo si fa accompagnare dal cugino principe Lampedusa, estremamente curioso di assistere in prima persona agli esiti. A San Pellegrino, Lucio diventa il centro dell’attenzione dei letterati presenti. Tutti i giornalisti fanno a gara per intervistarlo. In pochi giorni, lo sconosciuto barone siciliano diventa famoso poeta, consacrato da Eugenio Montale e dagli altri “marescialli di Francia”, così definiti, sarcasticamente, da Tomasi. 

Lucio Piccolo, incoraggiato dal successo di critica, pubblica nel 1956, con la Mondadori i Canti Barocchi. Poi, nel 1960, Gioco a Nascondere. Successivamente, con l’editore Scheiwiller, Plumelia (1966). Invece, nel 1968, sarà l’editore siciliano Sciascia a pubblicare l’opera in prosa poetica Le Esequie della Luna. 

Il 26 maggio 1969, a 68 anni, Lucio Piccolo muore improvvisamente, lasciando alcune opere inedite, tra le quali un’originale composizione musicale Magnificat, d’ispirazione post-wagneriana, tutto’oggi inedita. Nonostante il poeta sia rimasto scapolo, in tarda età ha un figlio, Giuseppe. 

Alcune opere inedite di Lucio Piccolo, non tutte, saranno pubblicate postume da Scheiwiller con i titoli: La Seta (1984), Il Raggio Verde (1993). 

La critica: oltre ad Eugenio Montale, opinione assai elevata delle opere di Piccolo la ebbero Giorgio Bassani, Gianfranco Contini, Guido Piovene, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia, Andrea Zanzotto, Camilla Cederna, Dacia Maraini, Silvio Ramat, Maria Luisa Spaziani, Natale Tedesco, Vincenzo Consolo, Giuseppe Amoroso, Silvano Nigro, Giovanna Musolino, Carlo Guarrera, ecc. Tra gli ammiratori stranieri, per esempio, l’accademico italianista zagabrese Mladen Machiedo (traduttore di Montale, di Calvino ecc.). Ezra Pound, che definì la poesia di Piccolo “magnifica e irraggiungibile”. Orson Welles, che ritenne Piccolo “un genio della poesia”. Anche Gioacchino Lanza Tomasi, esperto musicologo, è tra coloro che pongono Piccolo ai vertici della poesia del ‘900 italiano. Lo stesso Tomasi di Lampedusa, come ha fatto rilevare Franco Valenti, negli ultimi anni della sua vita, equiparò Lucio Piccolo a T. S. Eliot  (Nobel per la letteratura) , universalmente ritenuto tra i massimi poeti mondiali del ’900.

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