Villa Piccolo, un viaggio nel tempo e nel mondo dei vecchi «gattopardi»

CORRIERE DELLA SERA

Sulle colline di Capo d’Orlando, una fondazione mantiene viva quest’oasi dello spirito e della cultura che restituisce intatte le atmosfere del capolavoro di Tomasi di Lampedusa.

di Marisa Fumagalli.

Quando si dice Gattopardo. Oltre il personaggio, la dimora palermitana, il romanzo, il film che ha svelato al grande pubblico le storie e i costumi dell’aristocrazia siciliana. Dal nord ovest dell’Isola spostiamoci a est, sulle colline di Capo d’Orlando, nel territorio messinese. Qui c’è una Villa che custodisce gli echi e i rimandi agli ultimi gattopardi siciliani: una sorta di «categoria dello spirito», della quale avevano fatto parte, tra gli altri, i fratelli Piccolo. Lucio (poeta) e Casimiro (acquerellista e fotografo). Inoltre, il cugino Filippo Cianciafara, Raniero Alliata, Giuseppe Tomasi di Lampedusa (scrittore), anch’egli cugino. Che amava soggiornare a Capo d’Orlando per ritrovare un’atmosfera familiare e cercare spunti per Il Gattopardo, destinato a diventare uno dei capolavori letterari del Novecento. Insomma, Villa Piccolo come luogo d’elezione degli ultimi rappresentanti di un’aristocrazia siciliana in via d’estinzione. Un sito, degno di nota per ciò che è, rappresenta e ricorda.

Se si ha intenzione di visitarlo (e ne vale la pena), per entrare nell’atmosfera e apprendere dettagli interessanti, giova la lettura di un’opera di recente pubblicazione: Bonjour Casimiro. Il barone e la villa fatata di Alberto Samonà (Rubbettino 2021). Le pagine del romanzo rappresentano un viaggio, un’immersione del protagonista nell’universo di Casimiro, popolato da gnomi, ninfe, maghi, folletti, e da altri spiriti della natura che il barone-artista affermava di incontrare nelle lunghe passeggiate notturne per i giardini e le campagne della tenuta e che immortalava nei suoi acquerelli a tema magico. Intendiamoci, siffatto luogo non sembri un’oasi remota. Villa Piccolo e la sua tenuta, incastonata fra il mare e i monti Nebrodi, in realtà non rappresentò mai una chiusura; piuttosto l’occasione per guardare il mondo che cambiava da un punto di osservazione altro, in cui anche spazio e tempo sembravano assumere un senso differente dall’ordinario. E oggi la Villa di Capo d’Orlando rappresenta un sito di riferimento di primo piano nel panorama culturale del nostro Paese, a forte attrazione turistica. Frequentato, oltre che da studiosi e intellettuali, anche da moltissimi visitatori provenienti da tutta Europa.

Fiori due volte alla settimana
All’interno, si trovano veri e propri gioielli storico-culturali, quali la celebre stanza di Giuseppe Tomasi di Lampedusa nella casa-museo, gli «acquerelli magici» di Casimiro e, nel cuore del parco, il «cimitero dei cani», fra le principali attrattive della Villa. L’origine? Si trattava di un piccolo quadrilatero di terra costellato da tombe, nel quale per anni erano stati seppelliti i cani (ma anche i gatti), che erano appartenuti alla famiglia. I cani, del resto, erano considerati un po’ come i veri padroni della dimora. I Piccolo, infatti, e Casimiro in particolare, ritenevano che questi animali fossero anime, o meglio incarnazioni di anime, non ancora pienamente realizzate e che dunque fossero tornate su questo piano di esistenza sotto forma animale; per poi, una volta terminata quella breve vita, proseguire nel proprio cammino di sviluppo spirituale fino ai piani evoluti. «Era per questo – scrive Samonà nel romanzo – che ai cani veniva riservato una specie di posto d’onore nel piccolo cimitero, con tante lapidi con sopra incisi i nomi dei fedeli animali domestici e vasi con fiori sempre freschi. Che il custode si curava di cambiare almeno due volte la settimana».
Villa Piccolo è retta dalla Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella, istituita su iniziativa di Casimiro Piccolo (1894-1970) per tutelare, dopo la morte del fratello Lucio, il patrimonio culturale, librario, naturalistico e artistico dell’aristocratica dimora e della Famiglia. Scopo statutario della Fondazione è di incrementare le attività culturali, con particolare riferimento alla letteratura, all’arte, agli studi agrari. Tenendo alti i valori della Tradizione e del sacro. Nella casa-museo vissero i tre fratelli, figli di Giuseppe Piccolo di Calanovella e di Teresa Mastrogiovanni Filangeri di Cutò: Lucio, Casimiro e Agata Giovanna, esperta di studi di botanica. In quarant’anni di storia, la Fondazione (attualmente guidata da Andrea Pruiti Ciarello) ha organizzato numerose iniziative culturali, molte di portata nazionale e internazionale.
Le visite a Villa Piccolo sono aperte tutto l’anno, su prenotazione. Telefono: 0941 957029 (www.fondazionepiccolo.it)

 

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